
28.02.2017
Autarchia europea; una via percorribile?
Autore: Gabriele Gruppo
“Autarchia” è una parola oggi proibita, nel linguaggio economico del XXI secolo essa viene citata soltanto quale spauracchio negativo, ed associata ad un processo d’involuzione del progresso economico, contrapponendola ad altre parole, ritenute positive, che ne indicano il contrario: internazionalizzazione, apertura, globalizzazione, ecc.
Tuttavia non riteniamo che questo manicheismo lessicale, che nasconde in sé il dogmatismo liberista, sia corrispondente alla realtà.
Abbiamo ampiamente descritto, sia nell’attuale lavoro che in passato, quanto la globalizzazione non abbia in verità portato vantaggi significativi per i popoli d’Europa, ma soltanto un deciso aumento della loro dipendenza, o sudditanza, nei riguardi della finanza speculativa apolide, e del novero di grandi gruppi produttivi sovranazionali, aventi soltanto più una “bandierina” simbolica quale connotato formale, i cui interessi ormai non corrispondono in gran parte più alla “bandierina” di riferimento. Siamo infatti certi che né l’Unilever ad esempio, gruppo formalmente anglo/olandese, né il gruppo FIAT/Chrysler, formalmente italiano, siano soggetti che abbiano degli interessi nazionali da difendere, o che siano orientati a mantenere un carattere sostanzialmente identitario, e non puramente formale. E di esempi simili ne potremmo fare a decine, visto il connotato che ha preso l’evoluzione delle imprese nel XXI secolo.
Per non parlare poi di quei soggetti operanti nella sedicente new economy; Google, Amazon, Facebook, ecc.
Giustamente accusate di aver sfruttato la globalizzazione nei suoi lati più opachi, senza paura di rendere conto a qualche Istituzione né del loro operato in tali “coni d’ombra”, né della relativa propensione all’elusione fiscale, o all’evasione discale, le cui modalità si articolano su vasta scala, frutto di tale propensione a delinquere.
Parliamoci chiaro!
Se le distorsioni dell’economia reale moderna hanno posto dei seri problemi a quella che è la struttura di sviluppo interna delle singole nazioni d’Europa (occidentale in primis), il mix tra internazionalizzazione, finanziarizzazione e new economy rappresenta una criticità ulteriore per l’avvenire nel breve termine, ed un freno a qualsiasi tentativo, serio, di trovare un percorso alternativo di sviluppo economico, che liberi il Vecchio Continente dalla sua condizione.
Come già accennato in precedenza il neo protezionismo non basta, ed abbiamo spiegato i motivi di questa nostra considerazione.
Riteniamo quindi che esso debba, senza alcun dubbio, essere invece il viatico per una più radicale operazione di sradicamento dell’Europa dal circuito sistemico esistente.
Il neo protezionismo, nelle nostre intenzioni, DEVE portare ad un processo di autarchia economica europea, forte abbastanza da camminare con le proprie gambe, e capace di interagire con la multipolarità dei soggetti esistenti nel mondo contemporaneo, senza tuttavia dover tributare a NESSUNO di loro un ruolo di privilegio o di strategicità assoluta.
Ma andiamo con ordine.
La condicio sine qua non è rappresentata dal sorgere e dall’affermarsi, in seno alle tre principali nazione europee; Germania, Italia e Francia, di movimenti a carattere identitario rivoluzionario, che non intendano perpetrare in nessuna modalità il sistema borghese marcio, o le sue vetuste istanze, anche qualora esse siano a carattere conservativo di un certo tipo di identitarismo patriottico.
Tali movimenti dovranno quindi essere contemporaneamente nazionalisti ed europeisti, cosa non impossibile, se si pensa a quello che fu il tentativo, teorizzato in piena II Guerra Mondiale, di creare un Grossraum europeo che fosse una terza via contrapposta tanto al liberismo atlantico, quanto al comunismo sovietico.
Questo nucleo forte continentale fungerà da catalizzatore per tutte le altre nazioni del Vecchio Continente, e sarà in grado di sostituire il progetto d’integrazione dell’Unione Europea, nefasto sotto tutti i punti di vista ed avente una visione del mondo anti-identitaria, con un processo di associazione solidale tra popoli e nazioni, in cui regole e parametri, commissioni e parlamenti, saranno sostituiti da un’assise dei Governi dei singoli Stati, avente una duplice e chiara funzione:
- Coordinare l’approccio geopolitico e geoeconomico del Vecchio Continente, garantendo le istanze di ogni sua nazione presso il contesto globale.
- Creare un integrazione economica e produttiva interna all’Europa, autarchica e solidaristica, che offra la possibilità d’innescare un processo di sviluppo dei popoli, liberandoli però dalle due catene della globalizzazione; finanziarizzazione ed internazionalizzazione.
In siffatto contesto il superamento della fase neo protezionistica localizzata, con una vera e propria rivoluzione autarchica su scala continentale, guidata dalle sue tre principali nazioni, sarebbe un approdo naturale ed indispensabile per la ritrovata indipendenza dell’Europa.
La Germania negli anni della sua ascesa aveva portato avanti un percorso molto simile a quello da noi qui ipotizzato. Il protezionismo economico elaborato dall’allora Ministro Schacht, con le sue geniali intuizioni che portarono alla sostanziale indipendenza economica della Germania dai vincoli posti dal prevalente modello liberale pre-globalizzazione, e il successivo sviluppo della teoria del Grossraum europeo rappresentano una fondamentale fonte di spunti.